Discussione:
"Ma io per il terremoto non do neanche un euro..."
(troppo vecchio per rispondere)
pirex
2009-04-14 22:26:05 UTC
Permalink
"Ma io per il terremoto non do neanche un euro..."


Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia.
E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità
richiede.
Ma io ho deciso.
Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto
telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro.
Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste.
Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole
bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori,
alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier.
Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no - stop, le
scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro.
E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo
momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di
cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei
momenti delle tragedie.
Ecco, io sono stanco di questa Italia.

Non voglio che si perdoni più nulla.
La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto.
Siamo ancora lì, fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a
finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una
compassione autentica.
Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute.
I pozzi coperti.
Le responsabilità accertate.
I danni riparati in poco tempo.

Non do una lira, perché pago già le tasse.
E sono tante.
E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli
aiuti, per la protezione civile.
Che vengono sempre spesi per fare altro.

E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani.
E io dico no.
Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l'economia
del nostro Paese.
E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero
farlo prima che succedano le catastrofi.
Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che
non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare
i posti terremotati.
In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi contribuenti.
Ma a fare cosa?
Ce n'era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due.
Poi Berlusconi ha parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago
dei cigni, e al neologismo: "new town".
Dove l'ha preso?
Dove l'ha letto?
Da quanto tempo l'aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve
essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.
Ecco come nasce "new town".
E' un brand.
Come la gomma del ponte.


Avrei potuto scucirlo qualche centesimo.
Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto.
Il Presidente del Senato dice che "in questo momento serve l'unità di tutta
la politica".
Evviva.
Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di
politica, alle spalle della comunità.

E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo,
perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il
suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla.
Anzi, io sono per la giustizia.
Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non
c'è.

Io non lo do, l'euro.
Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni,
prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese.
E allora perché io devo uscire questo euro?
Per compensare cosa?

A proposito.
Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto.
E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia.
E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente
postale.
Per la ricostruzione.
E sappiamo tutti come è andata.

Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della
scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta.
A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?

Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro:
comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole
crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un
funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante
non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa, l'Istituto
Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo
trasformato in scuola.
Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600
alunni.
La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora, per
quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo scorso Ottobre è
caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C'è una
scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il
controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche l'euro
della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non
come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.

Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul
terremoto.
E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che
già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella
bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati.
E non ne voglio se qualcosa succede a me.
Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi.
E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta
e vinci di chi fa politica.

Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potrà
criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all'opposizione)
perché c'è il terremoto.
Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per
giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno.
Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
sfollati:
congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super
manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum.
Sono le prime cose che mi vengono in mente.
E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira.
E do il più grande aiuto possibile.
La mia rabbia, il mio sdegno.

Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di
avere una casa sicura.
E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in
Giappone non sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa
nuova, come se il know - how del Sol Levante fosse solo un' esclusiva loro.
Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le
costruzioni.
Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come Pasolini a
dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi.
Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di
noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il
diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d'altronde.

Giacomo Di Girolamo

http://tinyurl.com/c7ggq8

(Giacomo Di Girolamo è il Direttore di www.marsala.it )
Urbano
2009-04-15 19:24:38 UTC
Permalink
Post by pirex
"Ma io per il terremoto non do neanche un euro..."
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia.
E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la
carità richiede.
Ma io ho deciso.
Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto
telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro.
Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste.
Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole
bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei
calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del
premier.
Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no -
stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro.
E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo
momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne
combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con
questi
slanci nei momenti delle tragedie.
Ecco, io sono stanco di questa Italia.
Non voglio che si perdoni più nulla.
La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto.
Siamo ancora lì, fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere
come va a finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e
offriamo) una compassione autentica.
Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute.
I pozzi coperti.
Le responsabilità accertate.
I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse.
E sono tante.
E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione,
per gli aiuti, per la protezione civile.
Che vengono sempre spesi per fare altro.
E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani.
E io dico no.
Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano
l'economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e
dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi.
Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni
livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia
passerella.
C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare i posti terremotati.
In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi contribuenti.
Ma a fare cosa?
Ce n'era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due.
Poi Berlusconi ha parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 ,
al lago dei cigni, e al neologismo: "new town".
Dove l'ha preso?
Dove l'ha letto?
Da quanto tempo l'aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto
deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.
Ecco come nasce "new town".
E' un brand.
Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo.
Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto.
Il Presidente del Senato dice che "in questo momento serve l'unità di
tutta la politica".
Evviva.
Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non
campo di politica, alle spalle della comunità.
E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è
successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli
italiani e
il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla.
Anzi, io sono per la giustizia.
Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia
che non c'è.
Io non lo do, l'euro.
Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40
anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un
mese. E allora perché io devo uscire questo euro?
Per compensare cosa?
A proposito.
Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto.
E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia.
E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto
corrente postale.
Per la ricostruzione.
E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio
della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta.
A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un
euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle
scuole crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di
penna
di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio
scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di
sicurezza per
farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa,
l'Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che
è un albergo trasformato in scuola.
Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta,
600 alunni.
La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora,
per quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo scorso
Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo
scirocco!
C'è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il
controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche
l'euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere
nulla,
se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la
diretta sul terremoto.
E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito
che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella
bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati.
E non ne voglio se qualcosa succede a me.
Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi.
E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il
gratta e vinci di chi fa politica.
Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potrà
criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta
all'opposizione) perché c'è il terremoto.
Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per
giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno.
Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per
congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super
manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum.
Sono le prime cose che mi vengono in mente.
E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira.
E do il più grande aiuto possibile.
La mia rabbia, il mio sdegno.
Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di
italiano di avere una casa sicura.
E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in
Giappone non sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto
una cosa nuova, come se il know - how del Sol Levante fosse solo un'
esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si
fanno le
costruzioni.
Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come
Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
ultimi.
Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti
morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico
il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d'altronde.
Giacomo Di Girolamo
http://tinyurl.com/c7ggq8
(Giacomo Di Girolamo è il Direttore di www.marsala.it )
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
--
*eh* ? (cit)
orpheus
2009-04-15 19:25:20 UTC
Permalink
Post by Urbano
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
e con il bonifico si sono trattenuti diversi euro?
è vera questa cosa che ho sentito dire? O__O
Urbano
2009-04-15 19:40:28 UTC
Permalink
Post by orpheus
Post by Urbano
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
e con il bonifico si sono trattenuti diversi euro?
è vera questa cosa che ho sentito dire? O__O
Ma bo', l'ho fatto con il bancomat.
--
*eh* ? (cit)
orpheus
2009-04-15 19:45:08 UTC
Permalink
Post by Urbano
Post by orpheus
Post by Urbano
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
e con il bonifico si sono trattenuti diversi euro?
è vera questa cosa che ho sentito dire? O__O
Ma bo', l'ho fatto con il bancomat.
Dalle Banche, la discutibile pretesa della normale commissione di bonifico pro-Abruzzo su
altra banca, pari a €.7,50. In entrambi i casi però, sono intervenute le più alte cariche,
pertanto dalla Direzione Generale di Poste Italiane si ribadisce che tale commissione
versata dall’utente, non sarà trattenuta dalle Poste, ma sarà interamente devoluta alla
popolazione abruzzese; l’Abi invece ha chiesto a tutti gli Istituti di Credito di non
riscuotere dette commissioni su bonifici a favore delle vittime del terremoto e/o quantomeno
di considerare altre forme non onerose per il trasferimento fondi.
http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=12815&Itemid=1
Urbano
2009-04-15 20:06:42 UTC
Permalink
Post by orpheus
Post by Urbano
Post by orpheus
Post by Urbano
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
e con il bonifico si sono trattenuti diversi euro?
è vera questa cosa che ho sentito dire? O__O
Ma bo', l'ho fatto con il bancomat.
Dalle Banche, la discutibile pretesa della normale commissione di
bonifico pro-Abruzzo su altra banca, pari a €.7,50. In entrambi i
casi però, sono intervenute le più alte cariche, pertanto dalla
Direzione Generale di Poste Italiane si ribadisce che tale
commissione versata dall’utente, non sarà trattenuta dalle Poste, ma
sarà interamente devoluta alla popolazione abruzzese; l’Abi invece ha
chiesto a tutti gli Istituti di Credito di non riscuotere dette
commissioni su bonifici a favore delle vittime del terremoto e/o
quantomeno di considerare altre forme non onerose per il
trasferimento fondi.
http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=12815&Itemid=1
Io ho il conto "Zero" se faccio movimenti con il bancomat non pago
commissioni.........così mi dissero mmmmmm
--
*eh* ? (cit)
orpheus
2009-04-16 11:12:32 UTC
Permalink
Post by Urbano
Post by pirex
"Ma io per il terremoto non do neanche un euro..."
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia.
E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la
carità richiede.
Ma io ho deciso.
Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio
conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro.
Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste.
Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole
bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei
calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del
premier.
Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no -
stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro.
E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo
momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne
combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con
questi
slanci nei momenti delle tragedie.
Ecco, io sono stanco di questa Italia.
Non voglio che si perdoni più nulla.
La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto.
Siamo ancora lì, fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere
come va a finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e
offriamo) una compassione autentica.
Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute.
I pozzi coperti.
Le responsabilità accertate.
I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse.
E sono tante.
E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione,
per gli aiuti, per la protezione civile.
Che vengono sempre spesi per fare altro.
E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani.
E io dico no.
Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano
l'economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e
dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi.
Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni
livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia
passerella.
C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare i posti terremotati.
In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi contribuenti.
Ma a fare cosa?
Ce n'era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due.
Poi Berlusconi ha parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 ,
al lago dei cigni, e al neologismo: "new town".
Dove l'ha preso?
Dove l'ha letto?
Da quanto tempo l'aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto
deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.
Ecco come nasce "new town".
E' un brand.
Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo.
Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto.
Il Presidente del Senato dice che "in questo momento serve l'unità di
tutta la politica".
Evviva.
Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non
campo di politica, alle spalle della comunità.
E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è
successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli
italiani e
il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla.
Anzi, io sono per la giustizia.
Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia
che non c'è.
Io non lo do, l'euro.
Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40
anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna
in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro?
Per compensare cosa?
A proposito.
Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto.
E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia.
E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto
corrente postale.
Per la ricostruzione.
E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio
della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta.
A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un
euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una
delle scuole crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un
tratto di penna
di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio
scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi
requisiti di sicurezza per
farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa,
l'Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che
è un albergo trasformato in scuola.
Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta,
600 alunni.
La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora,
per quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo scorso
Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo
scirocco!
C'è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?)
il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche
l'euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere
nulla,
se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per
tornaconto.
Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la
diretta sul terremoto.
E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito
che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per
quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati.
E non ne voglio se qualcosa succede a me.
Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi.
E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il
gratta e vinci di chi fa politica.
Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potrà
criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta
all'opposizione) perché c'è il terremoto.
Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento
per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno.
Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per
congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super
manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum.
Sono le prime cose che mi vengono in mente.
E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira.
E do il più grande aiuto possibile.
La mia rabbia, il mio sdegno.
Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di
italiano di avere una casa sicura.
E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in
Giappone non sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto
una cosa nuova, come se il know - how del Sol Levante fosse solo un'
esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come
si fanno le
costruzioni.
Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come
Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
ultimi.
Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti
morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico
il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d'altronde.
Giacomo Di Girolamo
http://tinyurl.com/c7ggq8
(Giacomo Di Girolamo è il Direttore di www.marsala.it )
Io ho dato 100 euro con bonifico e 4 euro con il cel.
comunque io quoto te, e non sono per niente
d'accordo con il discorso di non dare niente..
questo può valere secondo il principio:
non dare il pesce ma insegna a pescare,
ma in questo caso non c'incastra niente...
una simile calamità ha bisogno di solidarietà
concreta indipendentemente dal fatto
se i criteri di sicurezza fossero stati antecedentemente
rispettati oppure no... ed alla causa di questo
rrispetto non aggiunge un accidente,
trattandosi di cose e piani diversi...
il paradosso è che ci si può mettere a posto
con la coscienza *non dando niente* in questo
caso, invece che perseguire coerentemente
la strada del fiato addosso affinchè
gli aspetti preventivi siano rispettati,
difendendo anche la libertà di stampa,
che è stata subito censurata quando
queste cose l'ha dette l'unica trasmissione
fuori dal coro, cioè anno zero, portando
dei fatti ai quali nessuno ha risposto..

Continua a leggere su narkive:
Loading...